Mai avrei potuto immaginare che in Italia il CALCIO potesse scendere giù da quel podio ormai consolidato e certificato da decenni.

Purtroppo tutto si è fermato…

I campionati nazionali e internazionali, le serie minori, i dilettanti, tutto il meraviglioso mondo calcistico giovanile e scolastico, le squadre amatoriali.

Al di là delle ripercussioni economiche notevoli (anche solo per il fatto che il “sistema calcio” rappresenta una delle industrie principali del nostro Paese e che garantisce molti posti di lavoro, adesso a forte rischio) il gioco del calcio in Italia, probabilmente in misura maggiore rispetto ad altre culture, con il suo forzato stop ha provocato un sostanziale cambiamento di abitudini.

E ripeto ancora: non mi riferisco soltanto alla Serie A, piuttosto alle migliaia di partite che si svolgono tra il Sabato mattina e la Domenica pomeriggio sui campi sportivi in tutta Italia (bambini, adolescenti, adulti dilettanti, giovani professionisti, maschi e femmine).

Adesso le squadre non si allenano, nessuna partita in programma, futuro assai incerto sui tempi della ripresa. Per tutti.

I normali assembramenti prima, durante, dopo un incontro di calcio e le regole/modalità del gioco in sé costituiscono proprio tutto ciò che bisogna evitare in tempi di Coronavirus.

Da sportivo non posso fare altro che sottoscrivere le restrizioni stabilite dal Governo e dalle Autorità scientifiche volte ad un contenimento e abbassamento del livello di contagi, malattie, ricoveri ospedalieri.

Del resto è tornata in auge (con qualche emendamento) la Piramide di Maslow sulla gerarchia dei bisogni, a cominciare proprio da quelli primari legati alla salute e sicurezza.

Alcuni studiosi, nel corso degli ultimi anni, hanno ritenuto di aggiornarla, pensando bene di valorizzare gli stadi più alti riguardanti le soddisfazioni, autostima e realizzazione di sé.

Era scontato, nella società super tecnologica e futuristica, che i livelli più bassi dei bisogni potessero essere senz’altro bypassati…

Invece il Covid 19 ha rimesso in discussione ogni equilibrio!

E allora non posso negare che…

Mi manca il campo, gli allenamenti, le persone (di ogni fascia di età) con cui ho piacevolmente interagito fino a 30-40 giorni fa.

Mi manca quella particolare atmosfera in cui si alterna tensione, gioia, delusione, rabbia, concentrazione massima, serenità, puro divertimento, sforzo psicofisico e atletico.

Mi manca la pianificazione di un evento, la preparazione di una gara importante, i colloqui motivazionali, gli abbracci dei bambini, il rapporto di fiducia reciproco con gli atleti, il lavoro certosino per raggiungere gli obiettivi, la soddisfazione personale nelle vittorie degli altri.

Mi manca la quotidianità dello SPORT che (oltretutto) è la mia professione, una indescrivibile passione da sempre, uno strumento fondamentale per la mia crescita personale a 360°.

Mi manca pure il calcio in TV, gli highlights e le interviste con risposte scontate, le immancabili polemiche sul (o sulla) VAR, arbitri, calciatori, allenatori, giornalisti, dirigenti…

Mi manca la visione di qualche bella partita (calcio italiano e internazionale) con giocate di qualità tecnica elevatissima.

E poi le ulteriori polemiche anche sullo “spezzettamento” delle partite in Serie A, spalmate dal Venerdì al Lunedì in ogni fascia oraria, per ovvi motivi riconducibili ai diritti televisivi.

Ogni giorno partite, ogni giorno trasmissioni, ogni giorno le solite discussioni… che noia!

Adesso non si parla più di calcio… che nostalgia!

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze