“Se il calcio è questo, allora smetto!”

Sono le parole pronunciate da un bambino di 8-9 anni all’uscita dal campo di calcio presso il quale si era recato per giocare un Torneo con la sua squadra.

Uno degli innumerevoli (e straordinari) campi sportivi anonimi, di periferia, polverosi, con poca erba che si illuminano con la gioia dei ragazzini (maschi e femmine) alle prese con la gestione di un pallone forse ancora troppo grande e pesante in relazione ad età e muscolatura.

Partitelle 5>5 o 7>7 su campo ridotto e porte piccole, arbitraggio soft da parte di un volontario della Società che ospita l’evento.

Quindi tutto all’insegna del puro divertimento!

Niente affatto!

Anche domenica scorsa, come del resto già accaduto diverse (troppe) volte, è balzato sulle cronache regionali e nazionali l’ennesimo triste episodio…

Mentre i ragazzini delle due squadre si affrontavano in campo con grande impegno (e divertimento), molti dei loro rispettivi genitori si affrontavano, con altrettanto impegno, a suon di parolacce, spintoni, pugni.

I bambini sul campo, spettatori di questo “meraviglioso” esempio educativo, hanno deciso così di non giocare più e ritornare, con le lacrime agli occhi, negli spogliatoi accompagnati dai loro Istruttori.

E’ veramente difficile commentare, analizzare, giudicare.

La causa che ha innescato tutto ciò?…

Forse un commento, un apprezzamento non gradito, un’offesa rivolta a un bambino da parte di un adulto.

Forse futili motivi direttamente in tribuna, fra genitori di fazioni opposte.

Sinceramente non lo so… e non credo sia così interessante indagare sui fattori scatenanti.

Gli unici innocenti di questo vergognoso teatrino sono proprio i bambini sul terreno di gioco che aspettano con fervore il fine settimana per “andare a fare la partita”, affrontando magari amici e compagni di scuola che giocano in squadre diverse.

Che gioia! Che divertimento! Quanti abbracci!

Mi rifiuto di esprimere i consueti concetti (da applausi) circa la crescita dei ragazzi, il risultato che non è importante, la costruzione di uomini prima ancora degli atleti e altre “frasi fatte” su questa falsa riga di grande splendore educativo (spesso non coerente)….

E poi entrano in scena anche le scuole di pensiero volte a marginalizzare/escludere in modo perentorio la presenza e la collaborazione (talvolta essenziale) dei genitori che influirebbero negativamente sulle prestazioni dei loro figli.

Facile e scontato colpevolizzare i genitori quando si verificano episodi del genere, comunque MAI giustificabili.

Tuttavia c’è da ridiscutere a 360′ un intero sistema, anche a livello di settore giovanile.

Nel frattempo i bambini escono dal campo impauriti, addirittura si sentono colpevoli di quanto succede in tribuna, si spegne la luce dell’entusiasmo per lo sport, si tende ad associare (e temere) il momento della partita con reazioni e conseguenze sugli spalti dove sono direttamente coinvolti il babbo e la mamma.

Lui/lei era lì per giocare! Per divertirsi!

“Perché litigano sulle gradinate? Se il calcio è così, allora smetto!”

E’ questo che vogliono i genitori?…

E’ questo che vuole la Federazione, le Società sportive, gli Allenatori e i Dirigenti?….

Non credo proprio!

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze