…E’ andata proprio male! La Nazionale è stata bocciata!

Si parla addirittura di caso politico, delle ingenti perdite economiche, di una credibilità sportiva scesa ai minimi storici, di un’immagine che esce fortemente indebolita in relazione al radicato movimento calcistico, alla tradizione, alla passionalità italiana.

E adesso tutti a caccia del colpevole, del capro espiatorio!

Probabilmente doveva giocare X al posto di Y… Il CT ha scelto un modulo sbagliato… La colpa è del Presidente Federale…

E così via, con le consuete polemiche stucchevoli del dopo-partita che sono tutt’altro che costruttive.

Magari il giocatore A gioca alla grande con il suo club grazie a meccanismi e un lavoro quotidiano con “quei” soliti compagni (moltissimi stranieri) che riescono ad evidenziare e risaltare a pieno anche le sue caratteristiche. Ma questo vale anche per il calciatore B, C, D…

La Nazionale non è un club, bensì una selezione di fortissimi giocatori. Talmente bravi da riuscire a giocare insieme pur avendo pochissimo tempo a disposizione per allenarsi da squadra.

Giocatori intelligenti, tecnicamente e atleticamente preparati, in grado di proporre soluzioni, cambiare strategia, eseguire giocate vincenti, giocatori dalla spiccata personalità.

E uno staff tecnico, in primis il Selezionatore (non Allenatore…), che valuta un quid di caratteristiche a 360° circa i calciatori che dovranno poi rappresentare un’intera Nazione nelle competizioni europee/mondiali.

Allora la “notte dopo gli esami” (andati male) sarà un’occasione almeno per una doppia riflessione.

Si potrebbe scopiazzare il “modello” Spagna dove si gioca in un certo modo fin dai settori giovanili professionistici per arrivare ai grandissimi club e alla Nazionale, protagonista assoluta negli ultimi 10-15 anni. I Dirigenti iberici puntano molto nella cosiddetta “cantera” con investimenti che riguardano impianti e formazione giovanile.

Anche Francia e Germania si stanno muovendo in questo senso, con la strutturazione di Scuole Federali e Centri Territoriali. Molti giovani di belle speranze stanno già emergendo prepotentemente anche in Nazionale.

La seconda riflessione, legata a doppio filo con la prima, è che la partita contro la Svezia ha fatto registrare inequivocabilmente il limite del calcio italiano in questa fase storica.

Senza il timore di andare controcorrente, azzardo a dire che i giocatori ce l’hanno messa tutta! Hanno fatto il possibile per cercare quel (maledetto) gol contro avversari solo fisici e contro un portiere che, in modo imbarazzante, non riusciva a calciare una palla in campo…

Perché non siamo riusciti a sbloccare la partita?

Forse per rispondere a questa domanda occorre necessariamente introdurre un linguaggio diverso, che si ispiri di nuovo alla vecchia filosofia calcistica italiana.

Sì, un “rinnovamento della tradizione”! Non andiamo a copiare nessuno, probabilmente non ne siamo neanche capaci…

Abbiamo assoluta necessità di recuperare la fantasia, creatività, genialità, quelle straordinarie giocate che consentono di saltare l’avversario e/o mettere il compagno di squadra davanti al portiere.

Basta con certi numeri, quelli relativi ai moduli… abbiamo bisogno di ammirare gli altri numeri, quelli che rimangono nella memoria collettiva e di apprezzare certi giocatori, quelli che fanno veicolare la parte più affascinante (e italiana) del gioco del calcio.

In Italia c’è cultura sportiva, professionalità, passionalità per formare e gestire i migliori calciatori del mondo.

Non si tratta di nostalgia stucchevole, patetica e neanche di forzato ottimismo.

Piuttosto è doveroso valorizzare il talento, mettere a disposizione le nuove conoscenze e studi sulla preparazione fisica, alimentazione, psicologia dello sport, coaching, modelli tattico-strategici, insegnamento della tecnica applicata, aggiornamenti a livello internazionale con particolare riguardo ai Paesi emergenti dal punto di vista calcistico.

Andiamo a recuperare un’identità! Con nuove metodologie, con Formatori giovani, aperti al mondo tecnologico e molto preparati tecnicamente, con un nuovo (o rivisitato) Regolamento federale focalizzato, soprattutto, sulla crescita e valorizzazione dei giovani calciatori.

Dopo una grande e inaspettata delusione non si può intraprendere il percorso degli ultimi anni, altrimenti si rischia di produrre i soliti risultati.

Eppure soltanto una decina di anni fa l’Italia festeggiava il suo quarto titolo mondiale… Naturalmente tutti abbiamo nel cuore la Nazionale del 1982… E quante altre soddisfazioni accompagnate da un grandissimo rispetto internazionale nei confronti dell’Italia calcistica… Portieri e difensori insuperabili, centrocampisti di quantità e grande qualità, attaccanti potenti e fantasiosi… Staff tecnici semplicemente straordinari dal punto di vista tecnico e gestionale…

Allora trasportiamo il meglio del “vecchio” nel sistema moderno di concepire il calcio! Non ci devono essere mai radicalismi concettuali e tattici, ma neanche un’innovazione senza fondamento! Dobbiamo acquisire ed adattare tutte le conoscenze e competenze a disposizione! Per sviluppare quelle capacità estrose individuali inserite in quel gioco di squadra che rispecchia comunque un DNA, una mentalità e una cultura tipicamente italiana! Per riportare alla svelta la Nazionale di calcio nella sua location naturale: il tetto del mondo!

La “notte dopo gli esami” (andati male) è già passata e offre comunque agli addetti ai lavori alcune opportunità di cambiamento e valorizzazione (in senso moderno) della grande tradizione calcistica/sportiva.

La Nazionale e il “sistema calcio” hanno l’obbligo di ripartire… magari con un veloce contropiede!

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze