Si può allenare la fantasia?

Ho la netta impressione che la fantasia/creatività stia vivendo una sensibile fase discendente.

In Azienda, a Scuola, in ambito sportivo….

Probabilmente si ritiene che questa facoltà sia appannaggio esclusivo di alcuni soggetti con particolari (e genetiche) qualità intellettuali e/o tecniche. Mentre la gran parte dei colleghi, compagni di squadra e/o di scuola siano destinati a ruoli, compiti, performance (anche di rilievo) comunque in linea con le attese generali.

Il mio pensiero è rivolto alle potenzialità, talvolta inespresse, di un bambino-adolescente-adulto.

Spesso gli atti, i comportamenti, le prestazioni sono la diretta conseguenza di un pensiero e un contesto strutturato.

C’è sempre qualcuno che dice cosa deve fare a qualcun altro!

I bambini, soprattutto nell’attuale società a dimensione metropolitana, vivono una giornata pianificata fin da quando si svegliano la mattina di buon’ora. La scuola, i compiti, le attività sportive, poi televisione/videogiochi/telefonino. E’ superfluo aggiungere che lo spazio (e il tempo) per il gioco libero sulle strade, cortili, parrocchie del quartiere, cioè in ambienti sicuri, socialmente controllati sia un ricordo (quasi patetico) risalente almeno a 20-30 anni or sono.

Altrettanto tangibile è la tendenza, in un sistema sociale fluido e convulso, a standardizzare ogni aspetto della vita, anche le emozioni!

E allora, ribadisco, si può allenare la fantasia?

Perché gli Insegnanti, Allenatori, Manager hanno paura?

Comprendo come sia complesso gestire un team che propone, contesta, rivendica autonomia decisionale, crea presupposti di cambiamento circa un modus operandi, progetti, schemi così faticosamente assemblati (e imposti) dal Leader in questione.

Fantasia non vuol dire anarchia!

In un concetto di squadra il singolo deve (e vorrebbe) esprimere tutte le sue potenzialità creando le opportunità per il successo personale e del team con il quale condivide pienamente gli obiettivi.

La fantasia è un valore aggiunto a disposizione di tutti.

La bravura straordinaria di un Formatore è quella di “educare”, cioè tirar fuori il meglio da ciascuno dei suoi dipendenti, alunni, atleti.

Il bravo Formatore non persevera su uno stile di insegnamento, su una gestione direzionale delle risorse umane, non si focalizza su quel rinomato (e simbolico) 4-4-2 reo di aver ucciso la fantasia nel “gioco” del calcio.

I bravi Formatori, a prescindere dalle dimensioni delle strutture di riferimento, dall’età delle persone e dal ruolo/status, hanno il compito essenziale di favorire grande libertà intellettuale. Lasciano il campo alle possibili soluzioni, ai tentativi ed errori, al caos organizzativo, alle regole stabilite/condivise dal basso.

Pensiamo al contributo meraviglioso che può portare uno studente (di qualsiasi fascia di età) con competenze tecnologiche “innate” tipiche dei giovanotti del terzo Millennio. Si potrebbero ripensare programmi scolastici ritenuti obsoleti soprattutto a causa di una ri-presentazione sempre uguale a se stessi nel corso degli anni/decenni. Perché la Scuola, l’organismo più importante e decisivo che abbiamo a disposizione, spesso e volentieri è considerata noiosa? E invece quante idee, intelligenza, innovazione, originalità potrebbero emergere….

Un CEO o un Manager in una Azienda più dimensionata ha mai ascoltato attentamente il parere o le proposte che giungono dalle “risorse” che lavorano quotidianamente con impegno, rispetto, dedizione? Ma bisogna rapportarsi con i numeri e quindi non c’è tempo per una sorta di brainstorming…. Piuttosto il Dirigente stabilisce priorità, compiti personali, verifiche a breve-medio periodo.

E ancora… Immaginiamo quel terzino (anzi, esterno basso) in quello schieramento di difesa in linea.

“Devi stare attento nell’ordine a palla/compagni/avversari. Mi raccomando la chiusura in diagonale. Quando il centrale chiama devi subito salire con i compagni. Quando entri in possesso di palla scaricala subito all’esterno alto o al mediano. Non portare la palla e non rischiare nulla. Non posso farti giocare perché le tue iniziative possono condizionare in negativo l’equilibrio di squadra”.

Infatti tutti ricordiamo come alcuni “fantasisti” di livello mondiale non giocavano con continuità perché non era possibile collocarli in una struttura di tipo “fordista”.

Il Formatore illuminato non teme la fantasia, scommette con forza sulle risorse, potenzialità, intelligenza creativa delle persone. Controlla, supervisiona, cerca di far veicolare alcuni input strategici, tecnici, comportamentali che, a loro volta, saranno rivisitati e aggiornati dal target di riferimento. Ha fiducia nella proprie capacità e nell’apporto straordinariamente importante di coloro che lavorano/studiano/si allenano con forte motivazione al successo.

Come potrà mai evolvere la Società (in senso generale) senza il contributo della fantasia?

La fantasia non si può allenare, ma soltanto liberare!

Il bambino, nei primissimi anni di vita, gioca con tutto, crea progetti incredibilmente interessanti, risolve in modo originale una serie di questioni, da un piccolo oggetto è capace di estrarre un sistema compiuto e organizzato.

La prima infanzia è (ancora) un periodo nel quale i protagonisti sono i “numeri 10”, i fantasisti. Cioè coloro che rompono gli schemi, personaggi dal gioco imprevedibile, capaci di eseguire (anche improvvisando) i numeri più disparati, hanno la facoltà di creare immagini, di rappresentarsi cose non necessariamente corrispondenti a realtà.

E poi, nel corso degli anni, cosa succede?…. E’ noioso stare in classe, è noioso fare allenamento, è noioso eseguire quotidianamente “quelle” attività lavorative.

Allora facciamo di tutto per non calpestare la fantasia!

Liberiamo il “numero 10” presente in ognuno di noi!

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze