E’ il classico serpente che si morde la coda!

La storia è stracolma di Insegnanti, Assistenti sociali, Medici, Infermieri, Allenatori che, ad un certo punto della loro carriera o storia personale, entrano in burnout. Non ce la fanno più!

Prendersi cura delle persone anziane e/o sofferenti, dei giovani studenti e/o atleti emergenti, formare con continuità quadri aziendali, avere la responsabilità di un settore strategico con molte persone che dipendono dalle iniziative e decisioni di un CEO…

Tutto ciò (e altro ancora) può comportare azioni e reazioni al limite della decenza professionale o, più frequentemente, malattie psicosomatiche-cardiache che obbligano forzatamente a lasciare un incarico pur prestigioso che rappresenta il coronamento di un ciclo di studi e/o di un impegno lavorativo decennale.

Le ragioni di un crollo spesso irreversibile sono molteplici.

In genere non c’è stata la capacità di “staccare” in modo adeguato, rimanendo (mentalmente) attaccati all’oggetto in questione anche durante le fondamentali pause.

Correlato a quanto sopra esposto è la mancanza di una normale e costante attività sportiva: un’abbondante bibliografia dimostra quanto lo sport e l’azione motoria in genere abbia la facoltà di “ristrutturare” la mente.

Poi non è certamente favorevole la condizione nella quale tutti gli interessi personali sono convogliati esclusivamente in quel preciso settore.

Chi insegna Matematica e Fisica, per rilassarsi non trova di meglio che leggere un buon libro su Einstein…

L’Operatore che si occupa per quasi tutta la giornata di anziani presso un Centro Sociale, per allentare un po’ durante la serata, partecipa insieme ad un collega alle riunioni di Alcolisti anonimi….

Spesso e volentieri stiamo parlando di persone veramente importanti, studiose, profonde, che fanno dell’empatia la propria dote migliore, capaci di valutare, decidere, tornare indietro e ricominciare daccapo un percorso con grande passionalità.

Non è raro, però, che siano lasciati soli con la loro rinomata buona e ferrea volontà!

Chi li sostiene? C’è un programma di formazione/aiuto/motivazione previsto dagli Organi competenti? Pubblici o privati… non fa molta differenza!

Se un Insegnante è stanco, a chi si rivolge? Al Dirigente Scolastico? Al Vice Preside? Ai colleghi (anch’essi stanchi)?

Se un Infermiere non ce la fa più a sostenere turni forzati ed estenuanti (sotto ogni profilo) chiede un colloquio con il Medico capo reparto?

Per quanto riguarda l’Allenatore la questione è molto più semplice: viene cacciato via direttamente, magari con un sms su WhatsApp!

Allora penso sia necessario e decisivo avere la possibilità di confrontarsi con un Coach anche nei luoghi di lavoro, oltre che in ambito sportivo nel quale rappresenta, comunque (quando è presente e previsto), una figura di riferimento soprattutto nel settore giovanile.

Una persona qualificata, con un’esperienza variegata dal punto di vista professionale, che possa confrontarsi individualmente (o piccoli gruppi) con Dirigenti, Insegnanti, Operatori sanitari, Educatori, Istruttori sportivi…

Cioè con quelle “risorse umane”, che a loro volta, hanno lo straordinario compito di motivare, aiutare, consigliare, accompagnare altre persone in un “percorso di vita”.

Alcune domande poste al momento giusto, alcune riflessioni e una panoramica del contesto da un altro punto di vista possono sbloccare una situazione ormai irrigidita, destinata a portare l’individuo sempre più giù….

Concludo affermando che il Personal Coach è un accompagnatore che motiva e cerca di far emergere tutte le energie positive già presenti.

Ed è proprio tutto questo l’elemento davvero “motivante” per il Personal Coach! Si rigenera continuamente attraverso gli obiettivi che raggiungono le persone accompagnate, durante e alla fine del viaggio! E così via…

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze