IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI

   da una Storia Zen…..

Il bambino sul cavallo e il vecchio a piedi procedevano verso il villaggio.

Incontrarono un gruppo di persone che affermò decisamente che il più anziano doveva riposarsi sul cavallo.

Così il vecchio montò a cavallo e il bambino proseguì a piedi.

Ma un gruppo di persone più avanti ebbe a dire che non era giusto che soltanto uno potesse stare comodo in sella.

Così i due proseguirono entrambi a cavallo.

Poi alcune persone lamentarono il peso eccessivo che il povero cavallo doveva sopportare.

Così il vecchio e il bambino proseguirono entrambi a piedi seguiti lentamente dal cavallo.

Però, durante il cammino, un altro gruppo di persone rise con tutto il cuore alla vista di quella scena: entrambi a piedi con un cavallo a disposizione….

Così, non sapendo più cosa inventare, il vecchio e il bambino si caricarono il cavallo sulle spalle e proseguirono faticosamente verso il villaggio fino a un piccolo ponte sul fiume.

Cercarono di attraversarlo ma il peso sulle spalle era notevole, il cavallo cadde nel fiume e affogò.

Così il vecchio e il bambino rimasero sul ciglio della strada, disperati per la perdita dell’unico bene che possedevano e derisi ancora da un gruppo di persone che aveva assistito alla scena.

A scuola, in famiglia, nel mondo del lavoro, in ambito sportivo: siamo condizionati, terrorizzati dal giudizio degli altri.

Si tratta di situazioni che abbiamo provato tutti nella vita quotidiana e sono tipiche quelle sensazioni di insicurezza generalizzata.

Molti comportamenti e azioni individuali (e di gruppo) hanno lo scopo essenziale ed esclusivo di ricevere un feedback dal contesto di riferimento. Spesso e volentieri un giudizio negativo, superficiale, sarcastico oppure un “non giudizio” possono avere effetti devastanti su coloro che hanno costruito una buona fetta di identità su tali riferimenti esterni alla propria persona.

Perciò si assiste a drammi familiari per alcune frasi che, in altro ambito, avrebbero un peso assai diverso.

A scuola un giudizio di un Docente può scatenare ansia e demotivazione per tutta la durata del liceo.

Semplicemente devastante il giudizio rivolto alla persona, dal gruppo dei pari, quando si tratta di un adolescente.

E sul lavoro pendiamo dalle labbra dei nostri colleghi e superiori in grado.

A livello sportivo (soprattutto giovanile) i compagni, gli avversari, l’allenatore, l’arbitro, i genitori… sono tutti giudici pronti ad emettere sentenze con parole e azioni concrete.

Penso che il giudizio degli altri sia fondamentale per la crescita di una persona, fino al punto da non essere pervasivo.

Del resto siamo effettivamente “animali sociali” e non possiamo non interagire.

Ma la paura di sbagliare ed essere giudicati dalle persone più vicine, più care spesso costituiscono una vera e propria “malattia”, una permanente insicurezza che, peraltro, non fa altro che appesantire i nostri rapporti con gli altri e fornire comunque performance inferiori alle aspettative e capacità personali.

Allora credo che bisogna lavorare sodo! Allenarsi fortissimo! Andare oltre il muro dei nostri limiti!

Selezionare al massimo le situazioni davvero importanti. Tutto il resto, eventualmente, sarà ripreso con calma (se ne abbiamo voglia…).

Quali sono le cose a cui tieni di più?

In questo momento vale la pena impegnarsi per quello specifico obiettivo?

Al di là di ciò che pensano i genitori, amici, colleghi, fidanzati, parenti …. per te è importante?

Sei felice di ciò che hai ottenuto finora? Come ti vedi tra un anno se continui a fare le solite cose, ad esternare i soliti atteggiamenti, comportamenti?

Perché il giudizio delle altre persone deve (talvolta) imprigionare la vita e condizionare la buona riuscita di un percorso verso il successo?

Hai paura delle critiche? O di te stesso? Hai bisogno di appoggiarti a qualcosa o qualcuno?

Probabilmente, dopo aver risposto a queste (non semplici) domande occorre iniziare a “faticare” sul serio dal punto di vista psicofisico.

Prova a sentire il dolcissimo gusto della soddisfazione quando raggiungi uno step tutto personale, senza pubblicità, senza condividerlo con nessuno.

Prova ad aumentare gradatamente la qualità degli obiettivi personali, professionali, scolastici, sportivi. Una sfida con te stesso, una scommessa in un quid di tempo stabilito… e alla fine concediti un premio!

Senza aspettare consensi o critiche negative da parte degli altri.

Insieme a un Coach stabilisci le priorità essenziali e l’obiettivo concreto, un programma di lavoro prettamente fisico-atletico con alcuni importanti momenti di colloquio e riflessione.

Il Coach accompagna la persona condividendo il progetto; non critica, non impone, non consiglia ciò che si “deve” fare. Sicuramente ti farà alcune belle domande….

E allora procedi da solo con forza, gioia, determinazione.

In un contesto del genere le persone che ti circondano rivestono senz’altro una grande importanza, ma i loro punti di vista saranno considerati in modo adeguato, non condizionante.

A proposito, ho chiamato “punti di vista” il “giudizio degli altri”….

Perché il giudizio che conta, alla fine …. è solo il tuo!

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze