Sono rimasto favorevolmente colpito da un film, uscito per la prima volta nel 2014  (vincitore di 3 premi Oscar), che ha trattato con toni piuttosto forti un aspetto essenziale della società moderna: la formazione dei giovani.

La pellicola in questione è “Whiplash”, la vicenda di un diciannovenne musicista che approda presso la più prestigiosa Accademia con il fermo obiettivo di diventare il più grande batterista di New York, cioè del mondo!

Per raggiungere questo straordinario traguardo è disposto a fare mille sacrifici.

Non ha una vita sociale, non interagisce con i coetanei, prova interesse per una ragazza ma le dichiara che uscire con lei porterebbe via troppo tempo ai suoi quotidiani, meticolosi, forsennati addestramenti con la sua amata batteria…

La madre non esiste e la figura del padre troppo accondiscendente, debole, premuroso non offre al giovane Andrew il supporto necessario per prendere decisioni importanti, ambiziose, rischiose in un momento delicato della sua vita personale e professionale.

Ecco che irrompe prepotentemente il personaggio centrale della storia: il Maestro/Direttore d’Orchestra/Professore/Allenatore/Coach….

Un adulto significativo che nella trama del film interpreta il ruolo di un Insegnante temutissimo e assai severo con i suoi allievi, con un passato da chiarire circa la drammatica scomparsa prematura di un suo giovane studente musicista.

Inizia un gioco perverso tra Maestro e Allievo orchestrato ad arte proprio dal Prof. Fletcher che induce il giovane ad allenarsi e perfezionarsi sul proprio strumento (la batteria) fino al sanguinamento delle mani, imparando brani complessi senza l’aiuto dello spartito, acquisendo tecniche sempre più sofisticate.

Nonostante ciò il Professore continua instancabilmente a mettere i bastoni tra le ruote al giovanotto il quale, comunque, è l’unico a tenergli testa durante le discussioni-monologhi di gruppo insieme agli altri componenti l’Orchestra.

Andrew diventa sempre più consapevole delle sue potenzialità, acquisisce fiducia in se stesso ma non riesce a sbocciare definitivamente.

Anzi, è (mal) consigliato e decide di lasciare l’Accademia; la stessa sorte, per altre questioni, toccherà anche al Maestro.

Il destino (ma non è un caso…) li fa incontrare nuovamente in un locale presso il quale intanto si è riciclato il Prof. Fletcher che, oltretutto, suona magistralmente il pianoforte. Basta poco per formare un nuovo sodalizio (Maestro-Allievo) e lavorare con altri musicisti per costituire un’Orchestra in grado di esibirsi durante un evento importante a New York.

Ma ancora, proprio mentre sta iniziando lo spettacolo, Andrew è messo in difficoltà con opportuni accorgimenti, viene di nuovo messo alle strette e si trova costretto a fuggire dal palco, a dire basta, a finirla lì con quella vita e tornarsene a casa abbracciato dal padre.

E invece nel momento decisivo della sua vita, ecco la svolta. Il giovane ritorna deciso sul palco ed inizia un assolo con la sua amatissima batteria. Tutta l’Orchestra, dopo un primo momento di shock, lo segue con grande entusiasmo, il Maestro finalmente lo guarda in altro modo e accompagna un’esibizione indimenticabile favorendo l’assoluta consacrazione del batterista più bravo di New York. Cioè del mondo!

Se “educare” significa “tirar fuori il meglio”, allora questo è il film giusto da vedere.

Naturalmente, in sede di dibattito culturale, sono emerse le tesi di chi sostiene come la formazione di un giovane non deve assumere certi toni ed eccessi. E’ auspicabile un’interazione a doppio senso, un’autorevolezza dell’adulto che non sconfini nella ferrea autorità, un rapporto che offra spazio maggiore al punto di vista di ognuno.

La questione è controversa.

La mia opinione è che ogni tipo di percorso formativo deve essere contestualizzato e non ci sono metodi o Insegnanti migliori in assoluto.

Però esistono “sulla piazza” Formatori, Maestri, Allenatori, Gestori di Risorse Umane che riescono a percepire il talento di “quel” giovane.

E allora è doveroso utilizzare qualsiasi metodo (anche i più criticabili…) per portare quel giovanotto di belle speranze verso l’eccellenza, il successo.

E’ stracolma la storia di grandi potenzialità che si sono perse per strada senza l’ausilio di una Formazione adeguata, di un Maestro inflessibile bravo a scavare a fondo e portare in superficie le grandi qualità di uno studente, uno sportivo, di una persona capace di regalare innovazione nella società moderna.

Forse sarebbe anche l’ora di finirla di giocare a nascondino dietro l’emblema della solita immancabile “crisi”, dei costi della Formazione, della velocità del cambiamento ritenuta in genere spiazzante….

Whiplash racconta la storia di un adolescente appassionato a dismisura di musica.

Andrew si mette in gioco continuamente, si sacrifica fino allo sfinimento, sopporta tutto e cresce, reagisce con personalità alle situazioni umilianti e non si scoraggia, lavora sodo per raggiungere proprio quell’obiettivo meraviglioso: diventare il più grande batterista di New York!

Cioè del mondo!

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze