La passione culturale di Berkeley

In una classifica relativa a gradimento, reputazione accademica, produzione di ricerca, ex studenti insigniti del premio Nobel, probabilmente l’Università della California a Berkeley si può collocare al primo posto a livello mondiale. Almeno fra le strutture accademiche pubbliche.

Dopo una breve passeggiata di orientamento tra i bianchi edifici, ho visitato la bellissima Biblioteca Centrale, organizzata su tre piani con una sala di lettura/studio enorme e completamente a disposizione degli studenti che la gremivano i quali, ad ogni postazione, potevano usufruire della migliore tecnologia. Stupenda anche l’elegantissima saletta adibita alla reception in cui era possibile sostare sulle poltrone, leggere e godersi l’ambiente completamente strutturato in legno.

Inoltre ho visitato “The Lawrence Hall of Science” da cui, oltretutto, si può ammirare un ampio panorama della città di San Francisco. A parte alcune informazioni e visualizzazioni circa lo studio di fenomeni fisici (con qualche semplice esperimento pratico) ho avuto la possibilità di assistere a diversi laboratori di psicomotricità e creatività rivolto ai bambini.

Gruppi di giovanissimi “studenti” accompagnati da Educatori formati proprio a Berkeley si cimentavano in giochi a tema, risolvere elementari questioni relative a spazio/tempo, costruire e mettere in atto alcuni dispositivi, muoversi nello spazio attraverso percorsi generati personalmente. Forse in questa Università pensano che i cavalli di razza devono essere seguiti fin dai primi passi!…

Poi sono andato a sbirciare nel Dipartimento di Matematica. Come nei film!…

Lavagne dappertutto (naturalmente anche nei corridoi); gli studenti – in genere a piccoli gruppi – con libri, quaderni, gesso, pennarelli, tablet a portata di mano che scrivevano formule e discutevano su queste. Professori (di generazioni diverse) in piccole aule con 7-8 studenti che prendevano incessantemente appunti da queste lavagne antiche stracolme di numeri, frazioni, radici quadrate…

Dai vetri esterni ho notato una partecipazione intensa con interventi continui degli studenti e, spesso, anche delle gran risate insieme al Docente!

In ogni angolo foto di illustri ex studenti insigniti del Premio Nobel per la Matematica o Fisica, immagini relative ai laboratori del dopoguerra.

E poi la straordinaria iniziativa di lasciare i banchi, le sedie, la cattedra rigorosamente in legno che riportano a quella tradizione culturale che a Berkeley non si è mai spenta. Lì hanno studiato i più grandi, i maggiori esponenti mondiali in fatto di ricerca scientifica e i giovani talenti devono respirare quella “magica” atmosfera.

Ed è proprio ciò che si percepisce anche fuori dalle aule, con i giovani seduti/distesi sui curatissimi prati del Campus a leggere, scrivere, confrontarsi, lavorare con un tablet all’insegna della discussione, accoglienza interculturale, apertura mentale.

Sorprendente anche la zona “sportiva” con palazzetto dello sport chiuso, due campi in erba sintetica su cui praticare soccer e l’imponente Memorial California Stadium (erba artificiale). Quest’ultimo è un bellissimo impianto riservato alla prestigiosa Squadra universitaria di football, paragonabile ad uno Stadio di media grandezza del nostro campionato calcistico italiano di Serie A.

Ho assistito alle prove generali delle coreografie tipiche che si svolgono prima, durante e dopo l’evento sportivo in programma, eseguite da alcuni gruppi di studentesse guidate da Istruttori.

Insomma ho percepito grande energia, positività, entusiasmo, passione, un clima destinato ad offrire immense opportunità ai giovani che si formano in questa meravigliosa Università pubblica americana.

Probabilmente la tradizione di un Campus protagonista nei decenni scorsi di una passionale lotta per i diritti civili e di un’aspra diatriba con il Governo centrale statunitense sulle scelte di politica estera ancora si respira nei muri, sui vecchi banchi, in quelle foto storiche, su quelle fantastiche lavagne zeppe di numeri e frasi importanti e su quei prati protagonisti di manifestazioni, discussioni, appelli per la libertà individuale che hanno contribuito a cambiare per sempre il corso della storia.

A Berkeley il celeberrimo ’68 nacque nel 1964. Qui prese vita un nuovo soggetto politico internazionale: gli studenti!

Quel Free Speech Movement, movimento per la libertà di parola, cioè quella repentina riscoperta di democrazia che ispirò una generazione di protesta in tutto il mondo destinata a lasciare un segno indelebile.

E venne coniato il motto: “Mai fidarsi di nessuno sopra i 30 anni”!

Sì, tutto questo mi è rimasto veramente impresso della mitica Berkeley! Libertà di pensiero, studi appassionati, organizzazione e qualità degli insegnamenti, eccellente produzione di cultura a 360°.

P.S.   Proprio nei giorni in cui ho visitato l’Università, gli studenti avevano posto una grande foto davanti all’entrata del plesso amministrativo per ricordare il compagno di studi Nicolas Leslie, morto tragicamente nell’attentato del 14 Luglio scorso a Nizza. Il giovane Nicolas si trovava in Francia per sviluppare un Progetto di interscambio culturale e avrebbe fatto ritorno a Berkeley per terminare gli studi e laurearsi in Scienze Ambientali (vedi immagine di copertina).

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze