Il Campionato Europeo di calcio per Nazioni è stato vinto dal Portogallo!

Nessuno se lo aspettava! Nessuno lo aveva pronosticato!

Oltretutto la Squadra lusitana è stata ripescata come migliore terza classificata nel girone eliminatorio (tre pareggi). Prima della finalissima aveva vinto solo una volta nei 90 minuti, nelle altre gare soltanto pareggi con supplementari e rigori.

E poi, comunque, l’ultimo atto dovevano “recitarlo” contro i francesi padroni di casa che avevano già pubblicamente organizzato e predisposto alla vigilia (con imbarazzante presunzione) pullman e gadget con la dicitura “Campioni d’Europa”.

E ancora. Durante la gara di finale, già dopo 15 minuti circa, il giocatore più famoso, talentuoso del Portogallo deve uscire fra le lacrime a causa di un serio infortunio.

Senza Cristiano Ronaldo, paradossalmente, ecco la svolta!

L’assenza del fuoriclasse si trasforma in opportunità.

L’Allenatore (e la Squadra) devono necessariamente rimodulare l’assetto tattico e i giocatori si compattano ancora meglio tramite un filo invisibile di relazione e aiuto reciproco.

Naturalmente l’equipe francese pensa di aver già vinto e sarà solo una questione di tempo per il gol vincente…. In realtà vanno anche molto vicini al vantaggio, d’altronde si tratta pur sempre di un team di alta qualità!

Ma i difensori, i centrocampisti, gli attaccanti, il bravissimo portiere del Portogallo resistono.

Davanti a quel muro quasi invalicabile ci sono spazi e possibilità di ripartenze, spunti pericolosi che, spesso, mettono in ansia i “campioni europei”….

Infine arriva il capolavoro dell’Allenatore portoghese (e di tutta la Squadra) che a fine partita inserisce addirittura un altro giocatore con spiccate doti offensive.

Il messaggio che passa ai giocatori è il seguente: “Non abbiamo paura, lottiamo fino alla fine come leoni e cerchiamo di vincere questa straordinaria finale!”

Così è andata! Nei tempi supplementari, nonostante una comprensibile stanchezza psicofisica.

Ha vinto la grande tenacia, resilienza, concentrazione, coraggio, coesione, achievement della Nazionale portoghese.

Un buon esempio di Squadra, con la S maiuscola!

E la Nazionale Italiana di calcio?

Voglio esprimere grande soddisfazione per quanto dimostrato dal Team azzurro nel Campionato Europeo in terra francese appena concluso.

Priva, probabilmente, di grandissimi talenti a livello tecnico (soprattutto se confrontati col passato) ha espresso nettamente sul campo (e fuori) il concetto di “fare squadra”.

Grande competenza tecnico-tattica del Coach Antonio Conte che ha trasmesso alcuni concetti chiari e solidi principi morali a tutti i componenti dello staff che hanno dimostrato, a loro volta, una compattezza esemplare.

I tifosi e gli appassionati di sport hanno apprezzato questo atteggiamento; la Squadra azzurra è stata accolta con festeggiamenti al ritorno in Italia nonostante la cocente eliminazione ai calci di rigore contro la Germania, l’avversario per antonomasia.

Erano solo i quarti di finale, dopo aver sconfitto Belgio e Spagna speravamo di continuare l’avventura europea… ma tutti hanno concordato su un aspetto fondamentale:

I nostri giocatori e l’intero staff ce l’hanno messa tutta!!

Questo è l’elemento vincente, decisivo per quel sentimento di ammirazione e coinvolgimento, senso di identità nazionale che, oggigiorno, talvolta appare sbiadito o snaturato, strumentalizzato da più versanti politico-culturali.

E’ rimasta nella memoria collettiva il trionfo ai Mondiali del 1982 con Bearzot, Zoff, Scirea, Paolo Rossi, l’urlo di Tardelli, il mitico presidente Pertini a fare il tifo!

E’ stata una vittoria di un popolo che si identificò, in un certo contesto storico-sociale, con quei meravigliosi Atleti, con il CT, con una Squadra che ha saputo dimostrare di battere chiunque.

Sì, l’Italia era Campione del Mondo, tutta l’Italia!

Senza dimenticare il fantastico titolo mondiale conquistato nel 2006 (dopo i drammatici/piacevoli calci di rigore) dai vari Lippi, Del Piero, Cannavaro e dagli urli di esultanza incredula di Grosso.

Una Squadra, come quella del 1982, criticata alla vigilia e durante lo stesso Torneo mondiale, che ha saputo isolarsi e trovare la vera forza all’interno del Gruppo.

E poi ci sono le prestazioni che hanno deluso la popolazione sportiva (e non).

Ad esempio la finale persa nel 1970 contro quel Brasile di Pelè, probabilmente la squadra più forte di tutti i tempi.

I nostri giocatori, ad un certo punto, avevamo decisamente mollato!

Forse avevano speso tutte le energie fisiche e nervose nella partita leggendaria contro la Germania (4-3) di alcuni giorni prima….

E ancora nel recente passato, 4 anni fa in finale al Campionato Europeo l’amaro ricordo di una pesante sconfitta per 4-0 contro la Spagna.

Qualcuno potrebbe obiettare che, in ogni caso, siamo comunque arrivati secondi in altrettante competizioni internazionali di grandissimo prestigio.

No, sono i valori che contano!

Essere Squadra significa lottare compatti, in 30-35 (giocatori, staff tecnico, staff sanitario e organizzativo) verso un obiettivo ambizioso.

Guardare con gli stessi occhi, pensare con la stessa testa, aiutarsi reciprocamente, cedere qualcosa a livello individuale per metterlo a disposizione di un “Noi” che può fare la differenza.

Ecco il vero valore dello Sport di Squadra!

Ancora oggi, nonostante la velocità del cambiamento e una visione dello Sport in generale (a volte) lontana dai cosiddetti pilastri fondanti (fatica, sudore, resilienza, equilibrio, fairplay…) gli atteggiamenti e i comportamenti che richiamano il “fare squadra” vengono comunque apprezzati da tutta la popolazione sportiva (e non).

Perciò anche il risultato finale, seppur importante, assume senz’altro un significato diverso quando viene ammirato ed apprezzato il comportamento di una Squadra con la S maiuscola.

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze