Avevo già notato l’articolo di Tommaso Pellizzari e ho letto il pezzo rielaborato da Elvira Serra, entrambi sul Corriere della Sera.

Personalmente ho sempre apprezzato il calciatore Padoin che ritengo assolutamente straordinario già solo per il fatto di calcare il palcoscenico della Serie A.

Mi sembra condivisibile cercare spazio, a 32 anni, in realtà diverse rispetto a Club come la Juventus (o altre ancora in Italia ed Europa) in cui, da sempre, lo spirito vincente è ben consolidato rappresentando sotto tutti i punti di vista un vero e proprio strumento di successo (vedi il business…). D’altro canto ormai molte Squadre sono diventate vere e proprie Multinazionali con un gran numero di dipendenti diretti o riconducibili all’attività delle stesse.

Perciò riconoscere ed accettare di non avere spazio in squadra e trovare difficoltà ad inserirsi un un contesto/progetto tecnico-tattico è sinonimo di intelligenza e capacità di scelta.

Fino a qui, tutto OK.

Il resto mi piace poco, quasi niente.

Non capisco perché Padoin si dovrebbe “vergognare” per i complimenti (meritati) che gli hanno rivolto Società e tifosi.

Viene definito come un giocatore serio, puntuale, ha dimostrato dedizione, correttezza, rispetto per la maglia e verso un Club che lo ha sempre, a sua volta, rispettato e tenuto in considerazione (sotto ogni punto di vista).

Non mi piace questa falsa/eccessiva modestia.

Voglio ricordare che il mondo del calcio è strapieno di interpreti (grandissimi) come Padoin; un buon numero di questi calciatori ha partecipato da protagonista e con intensità alle sorti di Società blasonatissime.

Ogni team, in ogni disciplina sportiva, è costituito da “prime donne” e “gregari”. Tutti rivestono un’importanza decisiva!

E’ stato un esempio per tutti”…. Perché è arrivato puntuale agli allenamenti e si è impegnato da professionista?…

Che mentalità! E’ diventato un pregio fare il proprio dovere (in qualsiasi ambito)?….

Allora cosa dire di Buffon o di Cristiano Ronaldo? Stiamo parlando adesso di campionissimi….

Con molta probabilità Padoin ha soltanto ben interpretato il ruolo di calciatore con i suoi oneri, onori, regole, ecc. Tutto ciò ci deve sorprendere?

Forse è opportuno fare attenzione ai significati linguistici.

Cosa significa “modestia”? E’ davvero così affascinante vantarsi o godersi di una (cosiddetta) qualità del genere?

E il ricorrente termine “umiltà”? Come la possiamo tradurre? Spesso ho la netta sensazione di trovarmi di fronte alla metafora “La volpe e l’uva”….

Quanti alibi ci costruiamo attorno, battezzandoli in vario modo a seconda delle circostanze.

Riconoscere i propri limiti è essenziale almeno quanto formulare correttamente gli obiettivi – (vedi articolo “La prima domanda”).

Però bisogna arrivare al limite, per valutare i limiti.

Non mi piace la struttura mentale che sponsorizza la decrescita e neanche l’idea di “indossare i propri panni senza desiderarne altri”.

Paura del fallimento? Timore per il giudizio degli altri?

Quindi è meglio non partire, non “abbandonare la vecchia strada…” – (vedi articolo “Psicologia dello sport: la paura di perdere).

Fortunatamente ci sono persone che sono andate oltre, vogliono cercare nuove soluzioni, crescere, scoprire, curiosare, provare con grandissima energia a migliorare lo stato psicofisico, raggiungere obiettivi ambiziosi, opportunità impensabili – (vedi articolo “Il percorso di Francesca: resilienza e successo”).

Cosa significa essere (o fare i) modesti? Forse confondersi con la massa, sentirsi protetti da essa, non attraversare quasi mai quella fatidica zona di comfort in cui ci sentiamo al sicuro.

Per quanto mi riguarda l’esperienza e le scelte del calciatore Padoin sono rispettabili, condivisibili, apprezzabili.

Tutto ciò non può portarci, comunque, a criticare un atteggiamento propositivo volto al miglioramento della persona a 360°, cercando di andare oltre i propri (attuali) limiti.

Sempre meglio tentare, aprirci alle novità, avere dubbi, cadere e rialzarsi.

Anche un Allenatore che pensa “squadra che vince non si cambia” dovrebbe iniziare ad elaborare un altro progetto di vita fuori dallo Sport…

Ho già accennato più volte all’importanza di un obiettivo ben strutturato.

Alla fine, penso che sia questo il vero e assoluto senso della vita!

Per chiudere in bellezza preferisco ricordare che tutto quanto sopra esposto rappresenta, naturalmente, soltanto la mia “modesta” e “umile” opinione!….

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze