Le mie sofferenze fisiche sono state ripagate da quello che sono riuscito ad ottenere nella vita. Un uomo che non è coraggioso abbastanza da assumersi dei rischi, non otterrà mai niente.”

Cassius Clay è un nome da schiavo. Io non l’ho scelto e non lo voglio. Io sono Muhammad Ali, un uomo libero”.

La morte di Muhammad Ali ha scosso profondamente il mondo intero.

Uno straordinario campione di boxe che ha utilizzato il suo talento, la fama, popolarità, il carisma e un notevole impatto mediatico per divenire una vera e propria icona dei diritti civili in quei problematici anni 60. Proprio negli Stati Uniti , alle prese con gravi discriminazioni razziali e una devastante guerra in Vietnam, con ripercussioni politiche e sociali fuori controllo.

Muhammad Ali, medaglia d’oro olimpica, campione del mondo nella categoria pesi massimi, è stato protagonista di match memorabili: molti vittoriosi e solo 5 che lo hanno visto soccombere.

Nella fantastica storia della boxe sono presenti campioni di livello eccelso.

Rocky Marciano e Floyd Mayweather, unici pugili imbattuti.

Posso citare Sugar Ray Robinson e poi Sugar Ray Leonard.

Carlos Monzon e il nostro grandissimo Nino Benvenuti.

Come non parlare di Mike Tyson e Teofilo Stevenson.

E naturalmente tanti altri ancora….

La differenza tra Muhammad Ali e tutti gli altri pugili di successo sta nel suo impegno fuori dal ring in un particolare momento storico-sociale.

Non solo una tecnica sopraffina e un modo assolutamente nuovo (rivoluzionario anch’esso…) di combattere per un peso massimo: leggerezza, spostamenti e grande velocità di esecuzione.

Piuttosto il coraggio delle idee, delle proprie scelte fino in fondo, il coinvolgimento in prima persona circa le problematiche sociali (razziali) presenti nel tessuto culturale e sociale statunitense.

La carriera sportiva di Muhammad Ali non è stata mai banale e, spesso, i suoi famosi match si sono inseriti a pieno titolo in un contesto assai più vasto.

Tant’è che è stato protagonista di almeno due “Incontri del secolo”:

vs Frazier, dopo l’inattività forzata in seguito al suo rifiuto di andare a combattere in Vietnam;

vs Foreman, incontro svolto a Kinshasa in un’atmosfera surreale, alle 5 di mattina, con più di centomila persone, in cui (simbolicamente) tutto il continente africano lo incoronava paladino di riscossa civile, sociale.

Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”.

Grande uomo di successo, grandissimo comunicatore, Atleta meraviglioso, uomo dotato di grande coraggio che non si è mai sottratto al suo impegno per la collettività.

Neanche a fine carriera, quando ha iniziato a fare a pugni per trenta lunghi anni contro il Morbo di Parkinson.

Vola come una farfalla e pungi come un’ape”.

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze