APPUNTI

Senza divertimento c’è stress.

Un segno è un elemento che forma un apparato segnico il quale comunica qualcosa, per esempio un allarme (stress) ma oltre non va, non sappiamo quanto il soggetto è implicato.

Il sintomo è una forma che prevede il richiamo di qualcuno verso qualcuno che è capace di leggere il sintomo.

Lo stress è un attacco ad una grande utopia: l’equilibrio dell’uomo.

Per riequilibrare qualcosa di compromesso a causa degli stressor, talvolta si ricorre a sostanze artificiali; quindi si tratta di un equilibrio patogeno, fittizio, non naturale e sano.

Una delle cause dello stress è un eccesso di radicali liberi, oppure un eccesso di tensione nervosa dovuta magari a un carico eccessivo di impegni che si conflittualizzano.

Approccio comportamentale: riduce l’uomo al solo comportamento, prende in considerazione l’istanza dell’Io. Riduce l’uomo a un Io-corpo che ha il compito di adattarsi alla realtà esterna.

Nell’era moderna l’uomo è stato ridotto a un uomo-psicologico, è il prodotto della nostra era industriale. Questo tipo di riduzionismo produce il cosiddetto “eccesso”, cioè la quantità di tensioni che si presentano quotidianamente oltre il lecito. Adrenalina e cortisolo sono il segnale che c’è una situazione di stress.

La storia dello stress parte da lontano, fin dal 1500 (accumulazione di capitale): Accumulazione di energia bloccata = stress.

Il denaro è merce, merce della merce che rende merce ogni oggetto.

Il lavoratore assume una posizione diversa dalla merce con l’esigenza di consumare, a partire dalla rivoluzione industriale.

Macchina e oggetto sono due elementi per costruire lo stress. Per sostenere e incrementare il consumismo, l’oggetto deve essere diffuso, pubblicizzato. Introducendo il terzo elemento che è la pubblicità, siamo in presenza di una rivoluzione tecnologica informatica. Le immagini virtuali oggi coincidono con le immagini reali, soprattutto nelle nuove generazioni.

L’oggetto immaginario tenta. Nessuno si interroga più della verità, ci basta l’immaginario.

Il tentativo di ridurre nella scienza moderna l’uomo a macchina elimina la parola e il senso. L’uomo diventa una macchina che produce e non parla. La macchina incarna la più radicale attività dell’uomo, è una scoperta che permette di paragonare anche l’inconscio a una macchina.

Ma l’unico che ha parola è l’uomo.

L’invenzione della macchina ha portato un contributo di chiarezza riguardo allo stress di oggi.

Dalla macchina si ricava il linguaggio cibernetico. Lo 0 e 1 è lo stesso linguaggio parlato dall’inconscio. Per leggere l’inconscio si può estrarre dalla macchina il linguaggio.

Il linguaggio unisce uomo e macchina, ma la parola è appannaggio solo dell’uomo. Ogni uomo è diverso l’uno dall’altro perché parla in modo diverso.

Concetto di energia: ciò che mette in modo la macchina.

Per esempio il segno psicosomatico lasciato sul corpo è un esempio di energia. Il segno implica il linguaggio, il significante implica il soggetto e la parola.

Freud (da neurologo) presenta un prologo di ciò che sarà la psicoanalisi successiva.

Si parte dall’energetica della macchina per arrivare all’energetica della parola. Il cervello è una macchina fatta per sognare. E’ lì che a livello dell’inconscio che si sviluppano il senso e la parola.

Si parla di circuiti energetici, si perde il corpo che è una macchina costruttrice di energia.

Il sogno non è più qualcosa che ha a che fare con il senso e la parola. Il sogno è importante per come viene raccontato; si passa da un linguaggio del corpo a un elemento di ambiguità e strutturazione (tra Io e inconscio).

L’uomo contemporaneo perde di vista il senso e la parola, cioè la dimensione soggettiva.

Il concetto di stress è fondato sul consumismo, è l’effetto del consumismo.

La macchina uomo è sottoposta a stress e stress vuole dire stringere (rottura) e a forza di stringere il soggetto è imbracato in un abito stretto che poi è destinato a scoppiare.

I 3 fattori dello stress: Allarme – Resistenza – Adattamento.

La depressione in termini sistematici è provocata dallo stress. Il tecnologismo ha decretato una lenta e progressiva evoluzione verso lo stress, un lento declino dell’Io.

Tutte le patologie moderne dell’Io si contraddistingue per la difficoltà di adattamento alle sollecitazioni e spesso ci sono segni sul corpo.

Con la resistenza cominciano ad attivarsi meccanismi di difesa che, però, non ce la fanno a sopportare il peso.

Quindi, come terzo elemento, c’è un processo di adattamento forzato, si adatta ma si arriva spompati con uno stato depressivo complessivo che impedisce anche alle facoltà mentali di vedere la propria vita. Infatti da quel momento per l’uomo perde senso la propria vita, si ritrova a terra, non ha più voglia di parlare né di fare niente.

L’altro che domanda di produrre, di adattarsi, di adeguarsi. L’Io è obbligato a raggiungere ideali sociali. Ci si guarda allo specchio e tutto ciò porta al narcisismo.

Quando la valvola di scarico è intasata, le energie negative non passano. Abbiamo un quadro sociale dove non c’è riposo.

Guardare continuamente l’oggetto impedisce di riflettere, non c’è tempo. Vi è un tempo quotidiano che sottopone un continuo adattamento all’occhio che guarda. Rinnegare il senso, le parole, le pause di riflessione per cambiare.

La tentazione di vedere un quadro sociale colorato alimenta lo stress.

Con il riduzionismo si è pensato proprio di ridurre l’uomo a una macchina.

Ma l’uomo può dire che non ci sta più, non vuole più sostenere lo stress. L’uomo può evitare lo stress.

Oggigiorno l’uomo si lascia sfruttare ma poi ha anche la capacità di interrogarsi sul suo stato, può rovesciare la posizione, può ritrovare il senso e la parola che lo costituisce come uomo.

L’uomo ha la coscienza che sul proprio corpo accadono fenomeni strani (patologie, adrenalina, obesità psicosomatica, ecc.).

La società occidentale è il simbolo dello stress.

L’uomo può dire: posso fermarmi, posso cambiare, oppure vado a dritto verso il baratro.

L’uomo si può chiedere: Da dove vengo? Dove sono? Dove vado?

L’uomo può anticipare o posticipare la propria fine.

Per aprire il concetto di STRESS, facciamo un’operazione analitica, che passa attraverso il gioco.

Stress in un gioco di parole. Acrostico di stress.

S O S allarme

T E M P O fermarsi a riprendere un ritmo

R E A L E minimo di godimento che si ha in dotazione

E N E R G I A limitata, che si deve conoscere

S O S resistenza

S O S adattamento, discesa, depressione

Oltre ad essere se stesso, lo stress può essere causa di se stesso e risultato di sé”.

Si deve considerare l’uomo nella sua totalità.

Lo stress si imbatte su un quantum di energia.

Lo stress è la risposta non specifica del corpo a qualsiasi domanda posta su di esso”.

L’adattamento vede il soggetto ridotto a corpo che fa, che agisce. Tutto ciò perché l’altro domanda sempre di più e la risposta non specifica è lo stress.

Dovrebbe essere limitato alle condizioni ambientali in cui una domanda supera la capacità di autoregolamentazione dell’organismo. Quindi bisogna rispettare il limite, bisogna avere la cosiddetta “saggezza”.

L’uomo deve andare verso il suo desiderio, non verso il desiderio dell’altro.

Si deve impiegare le energie per quello che sei, non aspettarsi niente anche se le aspettative dell’altro sono alte.

REALTA’ IO CORPO

altro tensione organismo

Il trittico TEMPO-REALE-ENERGIA rappresenta l’antidoto per lo stress, permette di controllare lo stress.

Stefano Virgili

Personal Coach Firenze