Sono in disaccordo totale sul concetto di “rischio” dell’istruzione, anche se soltanto riferito, provocatoriamente, ad un’eventuale difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro.
E’ difficile analizzare e risolvere la diatriba, ormai più che ventennale, sul rapporto tra un certo percorso scolastico e opportunità occupazionale, magari proprio in quel determinato settore di attività. Inoltre i vari mercati del lavoro, spesso, si sono fatti trovare impreparati ad assorbire le risorse che, in modo esponenziale rispetto a qualche anno prima, stavano uscendo dalle scuole con i titoli di studio.
Ma l’istruzione è un bagaglio che ci portiamo sempre dietro. Non pesa e non è certo ingombrante. Piuttosto è un valore aggiunto di straordinaria importanza dal punto di vista individuale e sociale.
Seguire le proprie inclinazioni, acquisire conoscenze, competenze, capacità di ragionamento. Quindi una visione del mondo articolata e dinamica.
Credo sia questa la vera chance della vita perché ci sono opportunità di scelta, di relazioni, di progetti e il conseguimento di risultati, a volte, sorprendenti.
Non ultima anche la capacità di osservare proprio il mondo del lavoro con maggiori strumenti e un’ottica di più ampio respiro. Valutare cioè i cambiamenti, i settori emergenti, le criticità, i nuovi percorsi formativi.
Sfogliando la Storia, inoltre, abbiamo avuto spesso la sensazione e, in molti casi, la certezza che gli Stati, generalmente quelli autoritari, esercitano un forte controllo sull’istruzione. Hanno paura degli intellettuali, di ciò che viene insegnato nelle Scuole e all’Università.
Perché non bisogna dimenticare che cultura è anche sinonimo di libertà, di nuove idee, integrazione sociale, conoscenza oltre il confine nazionale, capacità di scegliere.

Virgili Stefano